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venerdì, 30 maggio 2008

Mappamondo


mappamondo1Una finestra in Islanda, nella penisola di Snaefellsnes, davanti all'Oceano.


Gli umani viaggiano per vedere più chiaramente il luogo da cui provengono.

Bill Holm, The Music of failure
postato da: ghiaccioblu alle ore 09:26 | link | commenti (1)
categorie: viaggi
venerdì, 16 maggio 2008

che ci faccio qui?


fiordo
Atterrando all'aereoporto di Reykjavik, l'altro ieri, ho scoperto che i miei occhi avevano dimenticato il colore dell'erba. Atterrando ad Amsterdaam, ieri, ho scoperto che avevano dimenticato anche le tangenziali, le autostrade, i camion e le automobili. Avevo dimenticato anche i portici di Bologna, i gas di scarico, le anoressiche travestite da veline e i burini travestiti da tronisti, il vaudeville con sfumature tragiche della politica (?) italiana, lo schifo di quella che chiamamo 'informazione'. Là dov'ero, c'erano solo il ghiaccio, la neve, l'ululato dei cani e quello degli ubriachi, un'infelicità diffusa che ha riempito il mio cuore di tristezza. 'Il mondo non è un panorama', pensavo; le bellezza naturali di un luogo non possono compensare in alcun modo, per quanto mi riguarda, la sofferenza degli esseri umani che lo abitano. Io oggi cammino per le strade di quella che dovrebbe essere la mia città, due giorni fa camminavo sulle uniche tre strade di Tasiilaq. Sono confusa. Un mese come un anno. Non comprendo la lingua dei quotidiani, quella dei tg, non ho la forza di mettermi al passo -come si usa dire con orrenda espressione- leggere le email, andare a visitare un blog. Devo resettare il mio orologio interno. Capire cosa ci faccio qui.

isole di ghiacciotasillaq neve
postato da: ghiaccioblu alle ore 14:13 | link | commenti (10)
categorie: viaggi, tempo, privato
giovedì, 17 aprile 2008

Kalaallit Nunat 2

postato da: ghiaccioblu alle ore 10:12 | link | commenti (2)
categorie: viaggi

Kalaallit Nunat

Questo è il posto.  Questa, la libreria internet-café dove immagino passerò un po' di tempo. Ho paura. Della solitudine. Del freddo. Della fatica. Delle cose da imparare in una lingua della quale non capisco nulla. Ma voglio sapere. Come Gretel Herlich voglio sapere "come gli eschimesi avessero fatto del loro freddo impero dell'"età della pietra" un universo morale; come la celebrazione e il tabù fungessero da soglia e da muro; come il ghiaccio funzionasse da acciarino con il quale dare fuoco alla loro immaginazione." Voglio sapere come si scioglie l'ice-cap e cosa raccontano i tracciati dei carotaggi. Voglio sapere come ci si sente ad essere ai margini di tutto. Come ci sente in un mondo che della tua cultura non ha il minimo rispetto e che fa di tutto per portarti dalla sua parte, che non è e mai lo sarà, la tua.

Torno a metà maggio.
postato da: ghiaccioblu alle ore 10:10 | link | commenti (5)
categorie: viaggi, storie
domenica, 30 marzo 2008

Inverno

L'inverno provoca in noi curiose opposizioni. Per quanto possa apparire minacciosa, una parete di neve fa da protezione alla nostra psiche vacillante. Tutto questo freddo ha un effetto anestetizzante: il battito cardiaco rallenta e la coltre di neve induce al sonno... L'inverno ha il cranio levigato e ogni nostro slittamento sul ghiaccio nero è cerebrale....Ridotti alla cecità dalla neve, scegliamo cosa vedere e sentire mentre il dolore si cancella da solo. All'asfissia e all'ignoranza si accompagna però anche il rinnovamento: neve sugli zigomi arrossati e una forma incontaminata di pensiero... D'inverno, la coscienza somiglia a un'acquaforte.

Gretel Ehrlich, L'incanto degli spazi aperti


Mentre qui sbocciano i primi fiori, il cielo smette quella sua cappa grigia opprimente e fa sventolare colori sulla pianura, io sto con la testa china su mappe di ghiaccio. Niente strade, niente sentieri, solo crepacci e distese di neve che ogni tre passi cambia consistenza e dunque nome. Tra poco parto. Manca ancora una parte di attrezzatura e il vecchio trolley blu non è in grado di contenere tutta quella roba. A Gennaio sono partita per l'Africa con un paio di desert boots, un costume e tre magliette e invece adesso, in valigia, tute termiche e moffole, calzettoni di lana e maglie di pile. Leggo i diari di Knud Rasmussen e chiudo gli occhi quando la spedizione, affamata, è costretta ad uccidere uno dei cani della muta da slitta per cibarsi. Leggo di riscaldamento globale, di carotaggi del ghiaccio, di navi e uomini scomparsi nel nulla bianco, di sciamani inuit e di caccia alle balene.

Arriva la primavera, e io cammino all'indietro, verso il cuore dell'inverno.
postato da: ghiaccioblu alle ore 13:30 | link | commenti (2)
categorie: viaggi, tempo, privato