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sabato, 31 maggio 2008

cose che vanno e cose che vengono


Sono cresciuta in pianura. L'orizzonte aperto mi ha educato lo sguardo. Odio le montagne che chiudono la vista, soffoco nei boschi, i portici mi fanno venire l'ansia. Abitudine alla nebbia, alla foschia, all'afa, a tutto ciò che provoca indeterminatezza di visione. Ma il posto in cui sono cresciuta, non somiglia più a niente. Neppure la foschia riesce a nascondere le nuove palazzine dipinte d'albicocca, le superstrade intorcinate sopra i campi, le gru arrampicate contro il cielo. La mia vecchia gatta è morta. La piccola Coop  vicino a casa dei miei è stata chiusa e spostata in un quartiere nuovo fiammante. La campagna attraverso la quale scorrazzavo in lungo e in largo in bicicletta, agonizza, e i camion sono dappertutto.

Ogni volta che parto, quando torno, qualcosa è andato via, e qualcos'altro è arrivato. E ogni volta, io posso solo dire: mi dispiace, non c'ero.
postato da: ghiaccioblu alle ore 11:14 | link | commenti (5)
categorie: frammenti, privato, territorio
martedì, 18 marzo 2008

naufragi

testata10 marzo - 5 aprile Naufragi, il festival delle fragilità metropolitane. Un festival che induca chi vi partecipa a lasciarsi andare alla deriva per perdersi, per poi ritrovarsi. Un’idea del naufragio lontano dalla sconfitta, ma come momento che prelude ad un arrivo, ad un porto sicuro. Disagio sociale, genere, migranti, nomadi: 4 temi per 4 filoni di approfondimento, per iniziare.

Cliccando sul banner, il sito con il programma. Segnalo due appuntamenti, il primo giovedì 3 aprile:

Porte aperte: Le strutture di accoglienza visibili a tutti. Arte e cittadinanza per i senza dimora.

Ora, non è che gli altri giorni questi posti non siano visibili, è solo un modo -detto tra noi un po' criptico- per invitare tutti i cittadini che abbiano tempo e voglia, a farsi un giro nei luoghi in cui si cerca di dare una mano a chi ne a bisogno. In particolare, invito chi ne avesse voglia a venire al Centro Diurno di Via del Porto 15, Bologna, dove troverà la redazione di Asfalto al completo. (Speriamo! Io farò di tutto per esserci, nel pomeriggio).

Altro appuntamento, venerdì 4 aprile al Cinema Lumiere di via Azzo Gardino 65 alle ore 14.30. Quando, nella sezione Dimoranti e senza dimora, Asfalto parteciperà al convegno portando il suo lavoro e le parole di chi vive la strada ogni giorno.
venerdì, 14 marzo 2008

Sulla strada


strada
Questa nostra strada: la Via Emilia tra identificazione, memoria e mutamento

Relatori: Carlo Quintelli (Docente di Composizione Architettonica e Urbana) e Simona Vinci (Scrittrice)

Alla Biblioteca Poletti di Modena, Sabato 12 aprile 2008, 5:00 PM

In attesa del Festival dell'Architettura del prossimo ottobre sul Pubblico Paesaggio, La Biblioteca Poletti, in collaborazione con il Settore Trasformazione Urbana e Qualità Edilizia del Comune di Modena, propone una riflessione sul tema della strada intesa come elemento primario e costitutivo dell'essenza urbana, attraverso il quale “leggere” e valutare la dimensione delle città e, del territorio nazionale ed emiliano in particolare, oggi sottoposti ad una veloce e spesso incontrollata trasformazione. In uno scenario caratterizzato da infrastrutture viarie sempre più complesse fatte di reti, maglie, condotti e tangenziali che intersecano i tracciati storici, sino alla cancellazione degli stessi, la strada rischia di perdere il ruolo originario di spazio della collettività, capace di accogliere i principali valori dell'abitare, per trasformarsi in semplice elemento di transito e di collegamento, in contesti urbani ed insediativi ibridi e frammentati che generano un paesaggio discontinuo e senza relazione tra i diversi elementi. Tuttavia, la strada continua a raccontare e tramandare, coi suoi nomi e le sue caratteristiche, la memoria profonda dei luoghi, la vita e la storia delle città, come nel caso della Via Emilia, un tema intorno al quale si è sviluppata un'intensa attività di ricerca che ha portato ad interessanti proposte progettuali.

Di quali elementi, dunque, deve tenere conto un'efficace azione progettuale che intenda la strada come strumento della progettazione urbana e territoriale e come importante elemento che concorre anche al disegno del paesaggio?

Ne discutono, insieme agli architetti, una scrittrice (SImona Vinci) e un geografo (Franco Farinelli).

postato da: ghiaccioblu alle ore 09:28 | link | commenti (6)
categorie: territorio, cose che succedono in giro
mercoledì, 20 febbraio 2008

Italian Beauty


thumb-1-5-1Donna e cassonetto, 2005, Aurelio Bulzatti


A Parma, all'interno del programma di MINIMONDI VIII edizione del Festival di letteratura e Illustrazione per ragazzi, è in corso questo ciclo di incontri curato da Beppe Sebaste: Teen Art- Italian Beauty. Venerdì mattina alle 10e30, all'Auditorium di Parma, ci sarò anch'io. Come si evince dal titolo, si parlerà di Bellezza (e dunque anche si bruttezza. Ché purtroppo il Brutto avanza vorace e si mangia un morso alla volta il nostro territorio.)

Anche quest’anno il Festival Minimondi si apre ai ragazzi delle scuole superiori creando una sezione importante che scorre parallela al tradizionale programma. Sono stati invitati scrittori, artisti e scienziati impegnati in vario modo e in prima persona a salvaguardare la ricchezza narrativa, artistica, estetica (anche sensoriale), umana (quindi anche etica e paesaggistica) della nostra vita presente, che si confronteranno sullo sfondo di quella che potremmo chiamare, anche senza ironia, italian beauty. Bellezza quindi non tanto e non solo di cui fruire, ma da abitare. Una selezione di ragazzi scelti tra gli Istituti della nostra città hanno partecipato all’ideazione del progetto a loro dedicato: ragazzi capaci di trasformare il tema generico dell’arte in un’educazione estetica che attraversa ogni disciplina. Poiché estetica, lo dimentichiamo spesso, altro non è che la capacità di sentire, cioè di fare esperienze.


ps Il quadro di Aurelio Bulzatti è stato esposto in una collettiva dal titolo SUBLIME DISFACIMENTO, sul tema dei rifiuti. Di lui scriverò ancora, presto.
postato da: ghiaccioblu alle ore 09:40 | link | commenti (1)
categorie: territorio, cose che succedono in giro
martedì, 22 gennaio 2008

sulla strada

Il reportage, Sulla strada, L'Italia delle vie provinciali con il mio testo e le foto di Samuele Pellecchia è uscito sul numero 3-2008 di Panorama e si può scaricare dal sito previa registrazione on-line. la versione pubblicata è di 5.000 battute, quella che incollo di seguito è l'originale, di 13.000.

La fame insaziabile delle strade

Un quadrilatero di strade statali tra Emilia Romagna, Veneto e ritorno: questi non sono i posti adatti per una gita, nonostante un tratto del percorso, la Strada Romea o Statale 309 - secondo una statistica dell’ACI del 2007 al quarto posto tra le strade più pericolose d’Italia -coincida con l’antica Romea sulla quale viaggiavano a piedi i pellegrini cristiani per raggiungere le tombe degli apostoli a Roma, toccando nel viaggio importanti centri spirituali come l’abbazia di Pomposa vicina a Comacchio. Adesso queste strade sono esclusivamente le rotte dei mercanti motorizzati. Oggi siamo in due, lui fotografa e io prendo appunti, non ci siamo mai incontrati prima d’ora e adesso siamo qui, dentro una micra nera senza lettore cd, la sua, e partiamo per andare a a guardare un pezzo d’Italia, uno di quei pezzi d’Italia, e di mondo, che centinaia di migliaia di persone attraversano avanti e indietro tutti i giorni senza forse prestargli poi troppa attenzione. Siamo appena partiti dall’autostazione di Bologna, e abbiamo appena imboccato la statale 64, La Ferrarese, che corre parallela all’autostrada e già siamo fermi, al contrario degli altri, di tutti quelli che corrono lungo questa strada sulla quale non c’è alcun motivo di fermarsi, perché le strade servono ad andare, a trasportare, a muoversi, non c’è tempo per le soste, e ai margini c’è la terra di nessuno. O almeno sembra, perché se poi davvero ci si ferma, allora è un’altra storia. Dalla SS 64 via Ferrara, Rovigo, Ravenna, Rimini, alla Statale 9, la famosa Via Emilia. Cantieri da tutte le parti, alcuni in attività, ma la grande maggioranza chissà perché, fermi, con le gru immobili che si stagliano contro il cielo come mostruosi dinosauri mummificati e le impalcature deserte. Marciapiedi, rotatorie, nuovi svincoli, villette, palazzi, centri commerciali, capannoni industriali, case coloniche in rovina; i paesi, sulle statali che percorriamo, assomigliano a grumi di catarro sputati sulla strada ogni tot chilometri, in questo periodo ci sono ancora spaventosi Babbi Natale fantoccio che si arrampicano sulle facciate di tutte queste orribili casette giallo acido e verde vomito, presepi di paese chiusi dietro pareti di plexiglass, e le strade invase di camion, furgoni, corriere, automobili sparate a 13O all'ora. La pianura è una cicatrice unica, come un corpo devastato da una guerra mai dichiarata ufficialmente. Case in rovina, abbandonate, l’edera che si mangia tutto, gli alberi nudi, oltre le rovine, la strada, i camion e il loro ringhio costante. Se una volta abitare lungo una strada era un privilegio, adesso è una disgrazia, lungo le strade ad alta percorrenza ci abitano solo i poveri, i vecchi, gli extracomunitari. A Lovoleto, villette a schiera rosa e bianche che sembrano carceri, oppure ospedali, cubicoli di cemento con inferriate dappertutto, e poi cancellate, palizzate, reti. Quartieri residenziali e cimiteri sembrano disegnati e concepiti da un’unica mano geometrile, la città dei vivi e quella dei morti escono dallo stesso studio di progettazione.
postato da: ghiaccioblu alle ore 12:55 | link | commenti (8)
categorie: storie, articoli, tempo, territorio