intuttisensi

Chi sono

Blogger: ghiaccioblu
Nome: simona vinci
ghiaccioblu@gmail.com
INTP - "Architect". Greatest precision in thought and language. Can readily discern contradictions and inconsistencies. The world exists primarily to be understood. 3.3% of total population.
Free Jung Personality Test (similar to Myers-Briggs/MBTI)

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
mercoledì, 02 luglio 2008

Silenzio


Nella mente del principiante ci sono molte possibilità; nella mente dell’esperto ce ne sono poche.”

Suzuki Roshi, Zen Mind, Beginner’s Mind


Questo blog fa una pausa estiva. Un arrivederci a tutti quelli che sono passati e che passano di qui.
postato da: ghiaccioblu alle ore 20:21 | link | commenti (8)
categorie: scrivere, silenzio, privato
lunedì, 16 giugno 2008

Qualcosa che non va

Sì, c'è decisamente qualcosa che non va: sabato e domenica, in treno, correndo 'verso e da' una serata obbligata che assomigliava al set di un film di Sorrentino, ho letto Sunset Limited, l'ultimo libro di Cormac McCarthy, e l'ho trovato insopportabile. Di ritorno, nelle pause di scrittura tra dieci sofferte righe espulse e cinque cancellate, ho cominciato Diario di un anno difficile, l'ultimo libro di J.M.Coetzee, e mi sono sorpresa a correre in avanti per vedere se migliorava o se la noia avrebbe continuato impietosa a battermi nelle orecchie. Ho deciso di fermarmi a pagina 93. Forse non è il momento, ho pensato. O forse è che davvero, io e la narrativa, in questo momento abbiamo poco da spartire. Sono tornata al manuale di Medicina nel Mondo Classico, e alle impugnature di bisturi di età romana con sollievo. Passerà?

postato da: ghiaccioblu alle ore 22:23 | link | commenti (9)
categorie: scrivere, libri, leggere, privato
martedì, 18 marzo 2008

naufragi

testata10 marzo - 5 aprile Naufragi, il festival delle fragilità metropolitane. Un festival che induca chi vi partecipa a lasciarsi andare alla deriva per perdersi, per poi ritrovarsi. Un’idea del naufragio lontano dalla sconfitta, ma come momento che prelude ad un arrivo, ad un porto sicuro. Disagio sociale, genere, migranti, nomadi: 4 temi per 4 filoni di approfondimento, per iniziare.

Cliccando sul banner, il sito con il programma. Segnalo due appuntamenti, il primo giovedì 3 aprile:

Porte aperte: Le strutture di accoglienza visibili a tutti. Arte e cittadinanza per i senza dimora.

Ora, non è che gli altri giorni questi posti non siano visibili, è solo un modo -detto tra noi un po' criptico- per invitare tutti i cittadini che abbiano tempo e voglia, a farsi un giro nei luoghi in cui si cerca di dare una mano a chi ne a bisogno. In particolare, invito chi ne avesse voglia a venire al Centro Diurno di Via del Porto 15, Bologna, dove troverà la redazione di Asfalto al completo. (Speriamo! Io farò di tutto per esserci, nel pomeriggio).

Altro appuntamento, venerdì 4 aprile al Cinema Lumiere di via Azzo Gardino 65 alle ore 14.30. Quando, nella sezione Dimoranti e senza dimora, Asfalto parteciperà al convegno portando il suo lavoro e le parole di chi vive la strada ogni giorno.
lunedì, 17 marzo 2008

Sherwood Anderson


twm_003
Questa è la storia di un uomo che non è soddisfatto di se stesso e vuole essere un altro. Strano, perché è un uomo che ha tutto. Ha trentasei anni, una bella casa, una bella moglie, tre figli e una ditta di vernici in una cittadina (potrebbe essere il nostro nordest) prospera e laboriosa. Ha fatto un bel po’ di soldi, frequenta la crema dell’ambiente in cui vive, gioca a biliardo in un club per ricconi, è socio del Country Club. Però quest’uomo ha un segreto. Una follia apparentemente innocua: nella sua casa c’è una stanza chiusa a chiave, e la chiave di quella stanza la conserva lui, sempre in tasca. Dentro quella stanza c’è una branda, ci sono due sedie, uno scrittoio, dei libri, nient’altro. Di notte, quando il resto della famiglia dorme sonni tranquilli, l’uomo entra nella stanza, oppure lo fa quando in casa non c’è nessuno, e ci entra con un secchio d’acqua, due stracci, sapone, si spoglia, e la pulisce fino a farla brillare, si fa un bagno e, finalmente, ci si chiude dentro. E cosa fa? Gioca con i soldatini. Oppure scrive.

Leggendo Bene e male nella psicologia analitica di Jung ho sottolineato questo passo: Come l'iniziato in una società segreta che si è liberato della collettività indifferenziata, così l'individuo che sia solo sulla sua strada ha bisogno di un segreto che per varie ragioni non possa o non gi sia consentito rivelare. Un tale segreto lo costringe all'isolamento, nel suo individuale progetto. Solo un segreto che l'individuo non possa tradire- che tema di abbandonare, o che non possa esprimere a parole, e che pertanto sembri appartenere alla categoria delle follie- può impedire il cedimento altrimenti invitabile. (...)

E mi è venuta in mente la storia di quest’uomo, che è- credo- una storia emblematica per moltissimi artisti, e per moltissima gente in generale.
L’uomo in questione era Sherwood Anderson, uno degli scrittori più importanti della letteratura americana d’inizio novecento, maestro di Hemingway e Faulkner, che un giorno decise di abbandonare anche la sua stanza segreta – oltre che ditta di vernici, moglie e figli- per seguire la sua follia di là dal fiume.

Le ultime parole che scrisse alla moglie furono queste:

Cornelia, c’è un ponte su un fiume con davanti delle traversine. Quando arriverò là sarò a posto. Scriverò tutto il giorno sotto il sole e il vento mi soffierà tra i capelli.
                                                                                        Sherwood”

Non so se poi quell’uomo si sia mai sentito veramente ‘a posto’. Certo è che ha scritto dei libri bellissimi. 

postato da: ghiaccioblu alle ore 09:46 | link | commenti (14)
categorie: scrivere, libri, archivio
giovedì, 13 marzo 2008

Uomini di carta e inchiostro- Maigret


JeanGabin
Jean Gabin-Maigret

Maigret sono io... oppure no?

Quando mi è stato chiesto di scegliere un personaggio di romanzo sul quale costruire una lezione, ho pensato subito a Maigret. Anche se mi erano venuti in mente altri personaggi che amo e che oltre ad essere creature di carta sono diventate per me qualcosa di più, Maigret faceva capolino da tutte le parti e cercava di attirare la mia attenzione. Forse perché Maigret non è il classico personaggio da romanzo: estremo, paradigmatico, spesso tragico oppure ironico e comunque sopra le righe, Maigret è diverso, è un uomo come ce ne sono tanti. Un uomo appunto, con vezzi, tic abitudini e caratteristiche così pronunciate che quando si pensa a lui, ai suoi casi, a quei libri nei quali sono raccontati, l’idea, il pensiero, diventano immediatamente qualcosa di tattile, fatto di atmosfere, di odori, colori, sapori, consistenze. Maigret non vive soltanto in duecento trecento pagine (la lunghezza media di un romanzo) , Maigret vive in migliaia e migliaia di pagine, in decine di film per il grande schermo, riduzioni televisive e radiodrammi.

Il suo creatore, George Simenon, ha scritto 75 romanzi che hanno per protagonista Jules Maigret. E un centinaio, forse di più, di racconti. Il primo romanzo risale al 1930 ed è intitolato Pietr il Lettone. L’ultimo, Maigret et Monsieur Charles è del 1972.
1930-1972, sono 42 anni. Una vita. Per 42 anni, forse di più -considerando che un personaggio vive come un fantasma nella testa dell’autore per un bel po’ prima di essere messo sulla carta e continua ad abitarci anche dopo, dopo che l’ultima riga su di lui è stata scritta e pubblicata- Jules Maigret ha camminato a fianco di Georges Simenon, come un’ ombra fedele.
Così, prima ancora di domandarci chi sia questo Jules Maigret, mi piacerebbe ci domandassimo cosa è stato per Georges Simenon il suo personaggio.
Creatura di carta e inchiostro soltanto, no di certo.
Un alter ego, forse.
Una mescolanza di persone realmente incontrate da Simenon. Di sicuro.
Un modo per sbarcare il lunario. Certo.
Un amico e un compagno di vita. Questo, soprattutto.  

Nel capitolo finale di uno straordinario romanzo di Paco Ignacio Taibo II che si intitola Rivoluzionario di passaggio, lo scrittore si rivolge al suo personaggio (che al contrario di Maigret vive solo nella leggenda, nelle cose che si raccontano di lui, nelle tracce che ha lasciato nel continente sudamericano ed oltre, ma che cambia volto e nome per ogni voce che lo racconta) e gli rivolge un saluto:

Allora, sembra che te ne stai andando, che ormai posso allungare ben poco la storia con cui ci siamo fatti compagnia in queste ultime notti. Niente dura in eterno, Sebastian, dico a te e dico alla macchina da scrivere che, abituata ai monologhi, non risponde più.
“Qualche istante prima di svanire, mi rivolgi un sorriso divertito. Stanotte, mentre scrivo a macchina davanti alla finestra, ti ricambio il sorriso.

All’inizio del romanzo Taibo gli aveva scritto anche:

Io faccio molta poesia, a tue spese. Tu fai una passeggiata per le strade acciottolate di Atlixco, a spese mie.

Queste due frasi, dicono molto del rapporto che uno scrittore può intrattenere con il proprio personaggio. Dicono che un personaggio di romanzo non è soltanto un fantasma, un'ombra che si illumina quando è sfiorata e raccolta dalla luce delle parole e delle frasi stampate nero su bianco sopra la carta. Un personaggio di romanzo per lo scrittore esiste davvero. Fa parte delle sue giornate, dei suoi gesti quotidani.
Può durare tre giorni, un anno o una vita quel periodo di tempo nel quale lo scrittore, ad ogni passo che fa, ad ogni luce che vede, ad ogni odore che respira e ad ogni avventura o disavventura che gli capita, si immagina il suo personaggio nella stessa situazione e si domanda, ma lui (o lei, o loro) che farebbe? Ma lui, cosa sentirebbe?
postato da: ghiaccioblu alle ore 10:17 | link | commenti (3)
categorie: scrivere, archivio