Sono cresciuta in pianura. L'orizzonte aperto mi ha educato lo sguardo. Odio le montagne che chiudono la vista, soffoco nei boschi, i portici mi fanno venire l'ansia. Abitudine alla nebbia, alla foschia, all'afa, a tutto ciò che provoca indeterminatezza di visione. Ma il posto in cui sono cresciuta, non somiglia più a niente. Neppure la foschia riesce a nascondere le nuove palazzine dipinte d'albicocca, le superstrade intorcinate sopra i campi, le gru arrampicate contro il cielo. La mia vecchia gatta è morta. La piccola Coop vicino a casa dei miei è stata chiusa e spostata in un quartiere nuovo fiammante. La campagna attraverso la quale scorrazzavo in lungo e in largo in bicicletta, agonizza, e i camion sono dappertutto.
Ogni volta che parto, quando torno, qualcosa è andato via, e qualcos'altro è arrivato. E ogni volta, io posso solo dire: mi dispiace, non c'ero.