INTP - "Architect". Greatest precision in thought and language. Can readily discern contradictions and inconsistencies. The world exists primarily to be understood. 3.3% of total population.
Lo so che non sta bene parlare dei libri che non si sono letti. Lo so, giuro che lo so. Prometto di non farlo mai più, ma stavolta devo. Ho appreso cinque minuti fa che è uscito un nuovo libro di J.M. Coetzee, dunque sto per precipitarmi in libreria. Dopo un mese di ghiacci, a carburare le novità ci sto mettendo più del previsto. Ma il punto non è questo, il punto è che ho appreso pure che anche Piero Angela ha scritto un nuovo libro, il cui titolo è: "Perché dobbiamo fare più figli". Sottotitolo, Le impensabili conseguenze del crollo delle nascite. Editore, Mondadori. Nella scheda di presentazione leggo: "il crollo delle nascite, che rischia di mettere in seria crisi il nostro paese e più in generale l'Occidente. Soprattutto se messo in relazione con un costante (per quanto benvenuto) innalzamento dell'età media dei decessi e un conseguente invecchiamento della popolazione." Ora, io non leggerò mai questo libro, è una cosa che so. Ci sono cose che uno sa, di se stesso. E so anche che data questa premessa non dovrei parlarne, e invece ne parlo lo stesso, perché nel mio mese di ghiacci ho letto e riletto un altro libro, di un signore che si chiama Jared Diamond, il cui titolo è Collasso, e il sottotitolo: Come le società scelgono di vivere o di morire. Saggio nel quale, dopo aver preso in esame i fattori che hanno portato al crollo e all'estinzione di società del passato (un esempio per tutti: le colonie norvegesi fondate intorno al Mille in Groenlandia dal Vichingo Erik il Rosso) Diamond passa a scrivere del presente. E nel capitolo finale, Il mondo è il nostro polder, nella sezione Lezioni per il Futuro, indica proprio l'incremento demografico (all'11 posto tra le 12 categorie di impatto sull'ambiente che portano guai al sistema Mondo) come uno dei fattori problematici dellla contemporaneità. Comincia così: "La popolazione mondiale è in crescita. Il suo incremento fa aumentare il fabbisogno di cibo, spazio, acqua, energia e altre risorse. (....) Sotto molti punti di vista, già oggi i livelli di popolazione non sono sostenibili."
Ecco, io sogno un faccia a faccia tra questi due signori.
E non so perché -anzi lo so- già da ora posso dire che parteggerei per Jared Diamond.
(...) Lasciamo perdere l’idea di ricostruire la sinistra, perché la sinistra non ci serve. E’ un concetto vuoto, che si può riempire soltanto di passato. La società non ha bisogno di un nuovo apparato di mediazione politica. Non ci sarà mai più mediazione politica. Il capitale ha scatenato la guerra contro la società. Non possiamo far altro che adeguare ad essa i nostri strumenti e i nostri linguaggi. Non possiamo combattere quella guerra sul piano della violenza, per la semplice ragione che la perderemmo. La società deve costruire le strutture della sua autonomia culturale: dissolvere le illusioni che sottomettono l’intelligenza al lavoro al consumo e alla crescita, curare lo psichismo collettivo invaso dai veleni della paura e dell’odio, creare forme di vita autonoma autosufficiente, diffondere un’idea non acquisitiva della ricchezza. Non abbiamo altro compito. Ed è un compito gigantesco.
Momenti di smarrimento in cui penso di appendere un poster di Paris Hilton allo sportello del frigo ed eleggerla a icona e modello di vita. Momenti di delirio in cui penso: dato che forse posso, voglio una villa con la tavernetta, voglio pagare meno tasse, mi compro un suv bello alto che domina la strada, voglio la casa al mare, il congelatore pieno di cernie e faraone ripiene già belle che pronte, la cantinetta con la scorta di vini pregiati, voglio dormire serena dietro le mie inferriate e l’allarme inserito, voglio bandire la parola ‘etica’ dalla mia vita. E affanculo a quelli più sfigati di me. (E questo modello di pensiero vale anche per quelli senza villetta e senza suv, perché per ogni grado di sfiga, esiste un grado inferiore). Voglio essere anch’io come loro. Quelli così. Però poi penso che quelli così sono disperati, vivono nell'odio e nella paura, paura della diversità, paura di perdere i propri privilegi, paura di affondare, di non farcela, paura da riempiere di psicofarmaci, di ore e ore di televisione, paura a cui sfuggire rifugiandosi in un centro commerciale o in un outlet e costruendo barriere sempre più alte, bunker sempre più profondi.
Mi sento un’inutile zavorra, in questi giorni, zavorra di un Paese che del mio sguardo non ha il minimo bisogno. Io, lo stolto che guarda il dito mentre gli indicano la luna.
Intanto, tra due giorni parto, e vado in un Paese dove non esistono strade e non ci sono cantieri, un paese senza villette a schiera e senza fabbriche, ma dove lo stesso, un popolo libero si sta condannando all’autoestinzione pur di non sottomettersi al modello occidentale. Forse hanno ragione loro: ubriacarsi fino a collassare. Suicidarsi. Scappare.
Poi invece no. Poi torno e lo so che occorre continuare a fare, fare più di prima, e allora parto tenendomi a mente le parole che mi ha scritto ieri un amico giornalista. Queste:
Simona Vinci. Parti, tu che puoi. Se facessi il tuo mestiere avrei già preso un bellissimo treno per la mia adorata Berlino. L'italia è diventata come San Severo, il posto in cui sono nato, un paese da dimenticare.
Ieri sera attraversavo i viali a testa bassa sotto la pioggia, una macchina ha inchiodato davanti alla strisce pedonali e mi ha fatto passare. La prima cosa che ho pensato è stata che il leghista al volante mi aveva graziato. Ho la stessa sindrome di accerchiamento che provavo dopo Genova.
Chi resta deve darsi da fare. Lavorare, consumare suole di scarpe, raccontare quello che succede in Veneto, nelle fabbriche.
Devo smettere di angosciarmi. Sarà durissima.
Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti,
ora basta!
L'offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.
Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.
Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l'autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.
Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l'insegnamento dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).
Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.
Si firma qui.
Sarebbe bello se firmassero anche tanti uomini visto che l'aborto è un intervento sul corpo delle donne, ma il concepimento è una roba che avviene se almeno un uomo è presente.
Mentre il punto dovrebbe essere questo: RU486, ossia la pillola abortiva disponibile in quasi tutti i Paesi della UE, e in Italia in 'sperimentazione' al Sant'Anna di Torino, si torna a discutere della legge 194. E all'inizio, quando senti certe affermazioni, le lasci scivolare al margine del cervello, lì, nell'indistinto calderone dove si depositano a mo' di schiuma le informazioni pubblicitarie, la marea di cazzate che quotidianamente si riversano dalla carta stampata, dalla rete, dalle radio e dalle TV accese dappertuttto, perché c'è una specie di bilancia interna che da sola che decide che no, quella cosa lì è troppo assurda per dovrle prestare attenzione. Poi però c'è anche un campanello d'allarme che timido comincia a suonare e si fa sempre più forte e ti dice che certi diritti, certe conquiste, forse TUTTI i diritti e TUTTE le conquiste, non sono mai dati una volta per tutte, che tocca stare all'erta di continuo per non farseli scippare da sotto il naso all'improvviso, per disattenzione, per pigrizia, per ignavia. La campagna per una moratoria della legge sull'aborto lanciata dal Foglio di Giuliano Ferrara e appoggiata da Forza Italia e dal Vaticano ( per farla breve, ma non sono i soli) è agghiacciante. I nomi degli schierati? Basta chiudere gli occhi, tirare a indovinare e ci si prende: Bagnasco, Ruini, Bondi, Formigoni, Binetti. Io questi nomi non avrei mai voluto scriverli in questo spazio. Ma devo. La più bella l'ha detta un'ispirato Buttiglione: "un contributo economico mensile a chi sceglie di non abortire."
Come sempre, da sempre, è facile combattere le battaglie SUL e CON il corpo degli altri.
Forse che è il momento di rispolverare degli slogan che sembravano logori e ingrigiti tipo IL CORPO ( E L'UTERO) E' MIO E LO GESTISCO IO? Forse sì.
Qui c'è un'analisi della questione di Giuseppe Genna, fondamentale.
PS. ERRATA CORRIGE: la più bella l'ha detta l'ON. Irene Pivetti: "Non ho mai creduto al criterio dell'autodeterminazione della donna." Non riesco nemmeno a commentarla, quest'affermazione.