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giovedì, 05 luglio 2007


2145609200
A Bologna. A casa per tre giorni. (Casa? Leggendo A immaginare una vita ce ne vuole un'altra, di Elena Stancanelli -pagine dedicate a una Roma non ovvia da una scrittura non ovvia- il cuore mi si è stretto e ho avuto spesso la sensazione che ormai casa per me sia più là che qui, nonostante che una vera casa là non ce l'abbia e qui sì...e ho pensato che casa, allora, forse sono le persone che hai voglia di vedere, le strade che hai voglia di attraversare, non che qui non ce ne siano, chiaro, però forse là ce ne sono di più, di persone, e di strade.) Dunque a casa tre giorni, il tempo di fare alcune cose che andavano fatte, incontrare alcune persone che andavano incontrate, e correre al cinema Rialto, sotto casa, a vedere XXY. Asciutto, emozionante, con personaggi che somigliano davvero a persone e non ad astrazioni. Alex ha quindici anni, è un'ermafrodito/a. Che cosa questo significhi esattamente è difficile da spiegare, dato che ogni caso è un caso a sé, diciamo che si tratta di individui che hanno (ometto volontariamente soffrono di) disordini della differenziazione sessuale. E che molto (troppo?) spesso vengono trattati chirurgicamente per definirli dentro il solito schema binario: o maschio o femmina.


Alex, la protagonista di questo film argentino, è una bellissima (perfetta, come la definisce il padre) creatura di quindici anni, e che cos'è di preciso non lo sa. Forse nemmeno vuole saperlo. E' se stessa. Maschio o femmina cosa importa?

Mi ha fatto tornare in mente questa frase di Djuna Barnes, da La foresta della notte:

Noi andiamo ciascuno alla sua casa secondo la nostra natura - e la nostra natura, sia come sia, ci tocca sopportarla....

Io andrei oltre: la nostra natura ci tocca accettarla, comprenderla, imparare ad amarla, sia come sia.

E mi è tornata in mente anche quella bambina che conoscevo così bene, una bambina che si innamorava dei maschi, ma che detestava i vestiti da femmina, i capelli lunghi e giocare alla mammina tra bambolotti e dolciforni e preferiva menare fendenti con le sciabole dei suoi amici, quella bambina che crescendo ha sempre avuto un miglior amico e non una migliore amica, che crescendo ha continuato ad innamorarsi quasi esclusivamente di maschi, ma detestato con passione lo shopping, le scarpe con i tacchi, le movenze da gattina, le serate con le amiche, la lingerie di pizzo e le riviste femminili e non ha mai sognato di trasformarsi in una perfetta sposa e mamma in carriera. Tutto questo, sentendosi costantemente in colpa, costantemente diversa, costantemente giudicata.

Ecco. Per tutti quelli che non sono come altri desidererebbero che fossero. E non si rassegnano a diventare quello che altri vorrebbero farli diventare.



lunedì, 30 aprile 2007

CENSURA


LouRobert Mapplethorpe, Lou 1978 N.Y.C.
 (che Lou sia Lou Reed?)



Al mio amico Contenebbia è stata censurata dalla redazione di Splinder una fotografia di Larry Clark, questa. Io rispondo con uno scatto di uno dei più grandi fotografi americani: Robert Mapplethorpe. Stiamo a vedere cosa succede. La censureranno, ritenendola 'inadatta' e adducendo magari come motivazione che la "masturbazione fa male alla salute e fa diventare ciechi"? Nell'attesa: i miei omaggi. (Anche a Lou, chiunque sia, o sia stato.)

"...è caratteristico della logica paranoide della censura ritenere che la virtù, in quanto virtù, debba essere innocente, e dunque, se non protetta, vulnerabile alle astuzie del vizio.'
J.M.Coetzee, Pornografia e censura

PS. Che senso ha censurare le fotografie 'scorrette' di un artista quando in rete circola la più BIECA pornografia (ad esempio, stupri elevati a genere, il RAPE) - e lo scrive una che contro la pornografia non ha assolutamente NIENTE- ed è lì, a portata del mouse di qualsiasi ragazzino?
postato da: ghiaccioblu alle ore 21:22 | link | commenti (3)
categorie: eros, corpo, censura, potere, cose che succedono in giro
mercoledì, 04 aprile 2007


muro   Via Centotrecento, Bologna, vista da S. fotografata da P.

Ti sei vista disegnata su un muro. Gli occhi chiusi, la bocca spalancata in una O di piacere perfetto, le braccia nascoste dietro la schiena, il corpo offerto. E così, è questo che ti fa, smettere l'abito della paura: diventi bellissima. Hai pensato ad Anne Sexton, a questi versi:

...For this thing the body needs
let me sing
for the supper,
for the kissing,
for the correct
yes.

...Per questa cosa di cui il corpo ha bisogno
fammi cantare
per il mangiare,
per il baciare,
per ciò che è giusto
sì.


 
postato da: ghiaccioblu alle ore 13:09 | link | commenti (4)
categorie: poesia, eros, corpo