INTP - "Architect". Greatest precision in thought and language. Can readily discern contradictions and inconsistencies. The world exists primarily to be understood. 3.3% of total population.
Il reportage, Sulla strada, L'Italia delle vie provinciali con il mio testo e le foto di Samuele Pellecchia è uscito sul numero 3-2008 di Panorama e si può scaricare dal sito previa registrazione on-line. la versione pubblicata è di 5.000 battute, quella che incollo di seguito è l'originale, di 13.000. La fame insaziabile delle strade
Un quadrilatero di strade statali tra Emilia Romagna, Veneto e ritorno: questi non sono i posti adatti per una gita, nonostante un tratto del percorso, la Strada Romea o Statale 309 - secondo una statistica dell’ACI del 2007 al quarto posto tra le strade più pericolose d’Italia -coincida con l’antica Romea sulla quale viaggiavano a piedi i pellegrini cristiani per raggiungere le tombe degli apostoli a Roma, toccando nel viaggio importanti centri spirituali come l’abbazia di Pomposa vicina a Comacchio. Adesso queste strade sono esclusivamente le rotte dei mercanti motorizzati. Oggi siamo in due, lui fotografa e io prendo appunti, non ci siamo mai incontrati prima d’ora e adesso siamo qui, dentro una micra nera senza lettore cd, la sua, e partiamo per andare a a guardare un pezzo d’Italia, uno di quei pezzi d’Italia, e di mondo, che centinaia di migliaia di persone attraversano avanti e indietro tutti i giorni senza forse prestargli poi troppa attenzione. Siamo appena partiti dall’autostazione di Bologna, e abbiamo appena imboccato la statale 64, La Ferrarese, che corre parallela all’autostrada e già siamo fermi, al contrario degli altri, di tutti quelli che corrono lungo questa strada sulla quale non c’è alcun motivo di fermarsi, perché le strade servono ad andare, a trasportare, a muoversi, non c’è tempo per le soste, e ai margini c’è la terra di nessuno. O almeno sembra, perché se poi davvero ci si ferma, allora è un’altra storia. Dalla SS 64 via Ferrara, Rovigo, Ravenna, Rimini, alla Statale 9, la famosa Via Emilia. Cantieri da tutte le parti, alcuni in attività, ma la grande maggioranza chissà perché, fermi, con le gru immobili che si stagliano contro il cielo come mostruosi dinosauri mummificati e le impalcature deserte. Marciapiedi, rotatorie, nuovi svincoli, villette, palazzi, centri commerciali, capannoni industriali, case coloniche in rovina; i paesi, sulle statali che percorriamo, assomigliano a grumi di catarro sputati sulla strada ogni tot chilometri, in questo periodo ci sono ancora spaventosi Babbi Natale fantoccio che si arrampicano sulle facciate di tutte queste orribili casette giallo acido e verde vomito, presepi di paese chiusi dietro pareti di plexiglass, e le strade invase di camion, furgoni, corriere, automobili sparate a 13O all'ora. La pianura è una cicatrice unica, come un corpo devastato da una guerra mai dichiarata ufficialmente. Case in rovina, abbandonate, l’edera che si mangia tutto, gli alberi nudi, oltre le rovine, la strada, i camion e il loro ringhio costante. Se una volta abitare lungo una strada era un privilegio, adesso è una disgrazia, lungo le strade ad alta percorrenza ci abitano solo i poveri, i vecchi, gli extracomunitari. A Lovoleto, villette a schiera rosa e bianche che sembrano carceri, oppure ospedali, cubicoli di cemento con inferriate dappertutto, e poi cancellate, palizzate, reti. Quartieri residenziali e cimiteri sembrano disegnati e concepiti da un’unica mano geometrile, la città dei vivi e quella dei morti escono dallo stesso studio di progettazione.