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martedì, 02 ottobre 2007




cactus


Ti spedisco alcuni tra i miei fiori preferiti, quelli che si sanno difendere. E spero che a te, maestra dell’invisibile, ti giunga il profumo dell’affetto.
Un bacio, a presto


Fam


Qualche giorno fa, alla presentazione del suo libro a Bologna, mi aveva detto: tu cerchi sempre di farti invisibile. E' da allora che continuo a pensare a questa cosa e penso che in effetti, scrivere - ma probabilmente anche fare fotografie, dipingere, scolpire, girare film - somiglia a questo: guardare senza essere visti, silenziosi ascoltare, lasciarsi impressionare come carta fotografica, assorbire, dilatare i sensi e allo stesso rimpicciolire l'ego, somiglia a quella che Nadia Fusini, nel suo saggio-biografia su Virginia Woolf, definisce la disposizione passiva a lasciarsi toccare dalla realtà. Sì, gli scrittori dovrebbero essere invisibili, pena -spesso- la perdita di questa disposizione. Essere guardati al posto delle proprie opere è la cosa più triste che possa accadere a un artista di qualsiasi specie.
postato da: ghiaccioblu alle ore 13:33 | link | commenti (3)
categorie: scrivere, amicizia, privato, anima
sabato, 15 settembre 2007


jameshillmanLectio magistralis di James Hillman al Festival Filosofia di Modena, Piazza Grande, ieri, tre del pomeriggio, sole cocente che batte sulla testa dei tanti spettatori, qualcuno improvvisa un cappellino di carta con le pagine rosate della Domenica - Sole Ventiquattrore con lo speciale sul Festival, subito seguito da decine di imitatori. Gruppetti di sconosciuti si agitano attorno ai fogli come a un corso di origami scambiandosi consigli e dritte furbe. Io, che ho la manualità di una sogliola, soccombo sotto il peso della gondola di carta confezionata per me da V. Fa caldo, caldissimo. Il cielo è azzurro, azzurrissimo. La lezione si intitola La conoscenza dell'anima. Hillman comincia con una distinzione: esista una conoscenza relativamente all'anima, una conoscenza dell'anima e una conoscenza nell'anima. Cita Plotino, Eraclito, Platone, la conoscenza richiede desiderio, dice, la conoscenza è azione. Conoscenza è potere. Conoscenza è balzo in avanti. Fa l'esempio della leonessa che balza sulla preda: sa cosa sta facendo, ma non come lo farà. E' totalmente presente nell'attimo del balzo. Dunque, penso io la conoscenza è rischio. Rischio del falimento, della caduta, della morte. Senza quel desiderio, senza quella spinta all'azione, senza quel balzo, quel salto in avanti, e fuori dal buio, non si dà alcuna conoscenza. Non si dà vita, per quanto mi riguarda.

E poi, sempre quella domanda che ritorna, quella domanda alla quale è impossibile dare una risposta unica, definitiva e ferma: che cos'è anima? Anima è scintilla. Anima è fiamma. Anima è un fumo sottile e impercettibile. Jung scriveva che la pressoché illimitata ricchezza di riferimenti rende impossibile ogni formulazione univoca. Anima è una regione problematica della pische, scrive Hillman. Anima è il compendio di tutto ciò con cui l'uomo deve sempre confrontarsi senza riuscire ad avere la meglio, ancora Jung.

Anima, Anatomia di una nozione personificata di James Hillman è un libro particolare: ci sono 439 estratti dall'opera di C.G.Jung che Hillman analizza, interpreta, ribalta. E' un libro enigmatico. Che più che rispondere, interroga.

Poi, stamattina, ho aperto il libriccino con la Lectio magistralis tenuta da Jean-Luc Nancy a Modena nel 2005: Cinquantotto indizi sul corpo, e ho letto l'indizio numero 6:

L'anima è la forma di un corpo organizzato, dice Aristotele. Ma il corpo è proprio ciò che disegna questa forma. E'la forma della forma, la forma dell'anima.


E mi è tornata in mente quella frase di Nietzsche che ho scolpita nella testa:

Corpo io sono in tutto e per tutto, e null'altro; e anima non è altro che una parola per indicare qualcosa del corpo.

Ecco, questa è la definizione di anima che io sento più vicina. Che riconosco.

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