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martedì, 18 marzo 2008

naufragi

testata10 marzo - 5 aprile Naufragi, il festival delle fragilità metropolitane. Un festival che induca chi vi partecipa a lasciarsi andare alla deriva per perdersi, per poi ritrovarsi. Un’idea del naufragio lontano dalla sconfitta, ma come momento che prelude ad un arrivo, ad un porto sicuro. Disagio sociale, genere, migranti, nomadi: 4 temi per 4 filoni di approfondimento, per iniziare.

Cliccando sul banner, il sito con il programma. Segnalo due appuntamenti, il primo giovedì 3 aprile:

Porte aperte: Le strutture di accoglienza visibili a tutti. Arte e cittadinanza per i senza dimora.

Ora, non è che gli altri giorni questi posti non siano visibili, è solo un modo -detto tra noi un po' criptico- per invitare tutti i cittadini che abbiano tempo e voglia, a farsi un giro nei luoghi in cui si cerca di dare una mano a chi ne a bisogno. In particolare, invito chi ne avesse voglia a venire al Centro Diurno di Via del Porto 15, Bologna, dove troverà la redazione di Asfalto al completo. (Speriamo! Io farò di tutto per esserci, nel pomeriggio).

Altro appuntamento, venerdì 4 aprile al Cinema Lumiere di via Azzo Gardino 65 alle ore 14.30. Quando, nella sezione Dimoranti e senza dimora, Asfalto parteciperà al convegno portando il suo lavoro e le parole di chi vive la strada ogni giorno.
venerdì, 07 marzo 2008

Trovami, un giorno


Non sono mai stata su un’isola. Eppure le conosco bene. Le capisco. So il coraggio che ci vuole a tirar fuori dall’acqua la testa e guardare lontano.

Lo capisco,  perché  io sono un’isola.

Valentina Misgur, Trovami, un giorno

Ogni primo libro pubblicato, per quasiasi autore, è una conquista. Forse, nel caso di Valentina, lo è ancora di più. Lo so, perché la conosco bene. E dunque auguro a questo libro tutta la fortuna possibile. Esce l'11 marzo, per le edizioni EL. 

postato da: ghiaccioblu alle ore 11:22 | link | commenti (4)
categorie: citazioni, libri, storie, amicizia
lunedì, 21 gennaio 2008

Kushe-oo

scuolaBombuna              Scuola di Bombuna

E così, dopo una jeep, un elicottero, due aerei, una corriera, un taxi, un treno, 31 ore di viaggio e sette di sonno, stamattina mi sono svegliata nel mio letto, niente sveglia delle 7e30 suonata a gusci di noce di cocco, niente inno nazionale sierraleonese cantato dai bambini dell'asilo, niente suono della risacca, niente Teresa già in pista da ore a gestire la comunità, niente Papayo che corre a salutare, niente Mabinthu che parte per la pietraia, niente Cecilia che si arrampica sugli adulti come fossero alberi, niente Kadiathu sempre arrabbiata, niente Sylvester che mi fa l'occhiolino e mi prende per mano, niente Awa che mi chiama, niente Joseph che prepara cassava al sugo, niente corse in macchina con Gabriel e Angel di Alonzo and the Indegnes in sottofondo, niente Payra con gli occhiali da sole, niente Charles, niente Baka e niente Santigie con la sua stampella troppo corta. A Bologna il cielo è grigio, c'è corrente elettrica e acqua calda, e ieri sera al self service della Stazione Termini, a Roma, i piatti abbandonati mezzi pieni mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi. Sono tornata, ma sono ancora là, a Lakka Beach, Freetown, Sierra Leone, dove la sera non cala semplicemente il buio, ma la tenebra, e dove le strade sono polvere rossa e fiumi di gente che cammina. Lì, ogni giorno è una battaglia. Contro la fame, la sete, le malattie, la sventura, contro il ricordo delle guerre passate e il timore di possibili guerre future, e lo stesso, si prova a sorridere.

postato da: ghiaccioblu alle ore 18:18 | link | commenti (1)
categorie: viaggi, amicizia, privato
martedì, 02 ottobre 2007




cactus


Ti spedisco alcuni tra i miei fiori preferiti, quelli che si sanno difendere. E spero che a te, maestra dell’invisibile, ti giunga il profumo dell’affetto.
Un bacio, a presto


Fam


Qualche giorno fa, alla presentazione del suo libro a Bologna, mi aveva detto: tu cerchi sempre di farti invisibile. E' da allora che continuo a pensare a questa cosa e penso che in effetti, scrivere - ma probabilmente anche fare fotografie, dipingere, scolpire, girare film - somiglia a questo: guardare senza essere visti, silenziosi ascoltare, lasciarsi impressionare come carta fotografica, assorbire, dilatare i sensi e allo stesso rimpicciolire l'ego, somiglia a quella che Nadia Fusini, nel suo saggio-biografia su Virginia Woolf, definisce la disposizione passiva a lasciarsi toccare dalla realtà. Sì, gli scrittori dovrebbero essere invisibili, pena -spesso- la perdita di questa disposizione. Essere guardati al posto delle proprie opere è la cosa più triste che possa accadere a un artista di qualsiasi specie.
postato da: ghiaccioblu alle ore 13:33 | link | commenti (3)
categorie: scrivere, amicizia, privato, anima