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giovedì, 17 aprile 2008
Kalaallit Nunat
Questo
è il posto.
Questa
, la libreria internet-café dove immagino passerò un po' di tempo. Ho paura. Della solitudine. Del freddo. Della fatica. Delle cose da imparare in una lingua della quale non capisco nulla. Ma voglio sapere. Come Gretel Herlich voglio sapere "
come gli eschimesi avessero fatto del loro freddo impero dell'"età della pietra" un universo morale; come la celebrazione e il tabù fungessero da soglia e da muro; come il ghiaccio funzionasse da acciarino con il quale dare fuoco alla loro immaginazione
." Voglio sapere come si scioglie l'ice-cap e cosa raccontano i tracciati dei carotaggi. Voglio sapere come ci si sente ad essere ai margini di tutto. Come ci sente in un mondo che della tua cultura non ha il minimo rispetto e che fa di tutto per portarti dalla
sua
parte, che non è e mai lo sarà, la tua.
Torno a metà maggio.
postato da:
ghiaccioblu
alle ore 10:10 |
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commenti (5)
categorie:
viaggi
,
storie
Commenti
#1
17 Aprile 2008 - 12:36
torna presto ;).
utente anonimo
#2
18 Aprile 2008 - 10:11
...e che il freddo sia sempre e solo fuori......buon viaggio
df
utente anonimo
#3
21 Aprile 2008 - 12:25
Buon viaggio e grazie.
Sto leggendo "Strada provinciale tre". E' per me qualcosa di nobile, un libro che mi ha toccato nel profondo. Ti auguro le cose migliori
utente anonimo
#4
05 Maggio 2008 - 15:25
Ciao Simona, sono Kay Rush. Complimenti per il tuo lavoro. Mi hanno proposto di interpretare la versione teatrale di un tuo romanzo (Stanza 411). Da poco, mi sono dedicata alla scrittura (che è quello che ho studiato secoli fa in università) e quando mi hanno chiesto se volevo recitare, all'inizio, ho risposto di no, poi, il regista mi ha detto che il testo era tuo e devo dire che, ora, la cosa mi interessa molto di più. Vediamo come andrà a finire. Ti terrò aggiornata. Ah, quasi dimenticavo...sono stata in Groenlandia, a Kulusik. Il mondo è piccolo, vero? www.kayrush.net
utente anonimo
#5
05 Maggio 2008 - 22:30
Enzo diceva: pensare tutto, per poter un giorno, finalmente, non pensare niente. Rinunciare al giudizio, lasciare che l’esperienza si organizzi senza un intervento normalizzatore. Non riesco a immaginare altro.
utente anonimo
Commenti
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