Quando poi le cose che hai scritto diventano un libro, una cosa che si vende e si compra, che si espone nelle librerie, che tutti possono sfogliare, commentare, amare o odiare o ignorare, cose che come un qualsiasi prodotto commerciale devi andare in giro a presentare allo stesso modo che se fossero prosciutti, aspirapolvere, mutande col buco, caramelle, tappeti, ecco, in quel momento ti sdoppi. E anche quelle cose, quel libro, si sdoppiano: sono parte di te, la parte più segreta, quella più vera, sono un pezzo della tua vita e della tua fatica, e allo stesso tempo no, allo stesso tempo sono altro da te, se ne vanno da te e diventano di tutti quegli altri che il caso gli farà incontrare. E tu un po' soffri il distacco, un po' ti senti sollevato, che è di nuovo tempo di mettersi in marcia, e di pensare ad altro. Ed è anche per questo che per me, il momento più duro arriva adesso, quando qualcuno mi chiede di raccontare, di spiegare, di approfondire. Il libro è lì. E' solido, ha le sue 228 pagine di caratteri stampati. Dice quello che deve dire, nel preciso modo in cui deve dirlo. Tu -Io- non c'entri più.
In corpo, da ieri mattina, l'epatite A e la Febbre gialla. Tra due settimane, epatite B, antitetanica e tifo. L'Africa si avvicina. E' una sensazione strana, sapere di avere la Febbre gialla. Adesso che ci penso, mi piacerebbe avere anche la Dengue. E' esotico. Erotico. I virus mi hanno sempre affascinata: un altro che ti cammina dentro.