| INTP - "Architect". Greatest precision in thought and language. Can readily discern contradictions and inconsistencies. The world exists primarily to be understood. 3.3% of total population. |





Largo di Torre Argentina, Roma, qualche sera fa. Le undici. Passeggiata notturna da Trastevere in direzione Pantheon e poi chissà. (Poi, San Pietro a mezzanotte, uno stormo di uccelli neri che volano in cerchio intorno alla cupola, mentre suonano i 12 rintocchi, un’atmosfera spettrale, qualche turista a bocca spalancata, ad ammirare, e P che dice: "più che a un abbraccio" ( «la chiesa di S. Pietro, quasi matrice di tutte le altre doveva haver' un portico che per l'appunto dimostrasse di ricever à braccia aperte maternamente i Cattolici per confermarli nella credenza, gl'Heretici per riunirli alla Chiesa, e gl'Infedeli per illuminarli alla vera fede» Lorenzo Bernini) "questa piazza somiglia a un forcipe"). Due foto scattate in fretta, con una macchina fotografica non mia e l’ansia dell’esposizione -soprattutto, l’ansia di essere vista, di disturbare un momento troppo intimo-. Due uomini che si dividono le loro ricchezze: una cena fortunata, rimediata chissà come. Parlano in una lingua dell’est europa che purtroppo non riesco ad identificare. Intorno a loro, sparsi sui sanpietrini: un filone di pane, succo di frutta, birra, formaggio, le sigarette per dopo. L’involto che tengono in mano, e che in queste foto non si riesce a vedere con chiarezza, è un salame. Un salame opportunamente spellato e mangiato a morsi, un po’ per uno. Tra un morso e l’altro, i due uomini parlano a voce bassa, ridendo, le loro voci costruiscono una ragnatela fitta la cui trama è intessuta delle storie di prima, quelle di oggi, quelle che verranno. Avrei voglia di avvicinarmi e condividere con loro questo momento, ma so di non poterlo fare, di non averne nessun diritto. Così mi limito ad osservarli, ascoltarli, rubare due scatti. Intanto, penso a un brano dell’introduzione a un libro di W.T.Vollmann ancora inedito in Italia, Poor People - Vollmann ha formulato la stessa domanda a tantissime persone povere nel corso dei suoi innumerevoli viaggi in giro per il mondo, la domanda più diretta e apparentemente più ovvia, banale: perché sei povero? Sorprendenti le risposte.- Il brano è questo:
Thoreau una volta ha scritto che la maggior parte di noi conduce vite di quieta disperazione; ma lo stesso, coloro che conducono queste vite si sforzano di negarlo. Con qualche eccezione, i protagonisti di questo libro non sono disperati, sono felici o tristi; hanno i loro giorni buoni, e le loro cadute….non serve aggiungere che la mia personale interpretazione di come gli eroi e le eroine di queste pagine vedano loro stessi è condizionata\falsata dalla brevità della nostra frequentazione…
Non mi permetterei mai di dire che so qualcosa di questi due uomini, dei loro dolori, delle loro speranze, o disperazioni. Posso soltanto dire che quel preciso momento, l’altra sera, a Largo Argentina, proprio davanti all'Aedes Fortunae Huiusce Diei , era un momento di grazia, per loro. Un giorno buono. Un giorno felice. Forse migliore di tanti giorni di quieta disperazione.