Immigrati nordafricani lungo la SP3- dicembre 2006
(...)
-Manchi di ambizione, Bortch, è triste. Ecco perché sei qui con le mani luride a guardare gli aerei che passano....
-E tu allora?
Non mi prendo neanche la briga di rispondergli. Lo lascio lì e vado a fare due passi sino in fondo al parcheggio.(...) Mi accendo una sigaretta. Poi torno lentamente verso Bortch, soffiando fuori il fumo con aria pensierosa.
-Scusami- gli dico avvicinandomi. - Ogni tanto sragiono. E' questo lavoro. Mi rende amaro. Bisogna che me ne vada.
-E dove vuoi andare?- mi domanda lui.
-Non lo so ancora.
-A fare cosa?
-Vedrò.
Accartoccio il bicchiere e lo spedisco in aria con un calcio.
-Dobbiamo tornare dentro- dico. -Ci sono i vitelli da finire.
Lui mi segue e torniamo a finire i vitelli. (...)
LO STORDIMENTO, Joel Egloff, Instar libri
Quando li ho visti - e fotografati- mi è venuto in mente questo scambio di battute e ho immaginato che i loro discorsi potessero essere simili a questi.
Lo stordimento è un romanzo breve, narrato in prima persona da un giovane che lavora al mattatoio di un luogo senza nome, una terra devastata "stretta tra un aereoporto e una discarica". Il cielo è una cappa uniforme, senza colore. Tutt'attorno, esalazioni tossiche, rifiuti, l'odore del sangue che emana dal macello. Ogni giorno è identico all'altro. Si può solo sognare di andarsene.
"Sogno che non ho più bisogno di andarci. Sogno che sono già di ritorno, oppure che arrivo e trovo tutto bruciato, con le rovine ancora fumanti. Sognare non è reato."
La vita, come scrive il protagonista, è un'emorragia che dura 'da così tanto tempo da far venire i giramenti di testa'.